Gay & Bisex
Il forte desiderio
27.01.2022 |
272 |
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"Oddio!!!
Vediamo se ha copertura… facciamo uno squillo! Due squilli, tre, quattro, finché non cade la linea..."
Sono convinto che capiti a molti e a molte: la mia non può essere una rara singolarità.A me prende una voglia che mi travolge: adesso ho una voglia di cazzo dilaniante che non so come spegnere.
Sono a lavorare.
Forse in bagno potrei anche trovare qualcosa che ne faccia le veci, ma non c’è tempo, come faccio, con cosa poi? Devo lasciar stare!
Forse sono ninfomane. L’idea di essere ninfomane non mi dispiace neanche, anzi.
Vabbé, vengo preso da questi impulsi ninfomaniaci (?), o ninfotici, ninfomanici… e impazzisco dal desiderio di venir posseduto.
Desidero i pantaloni e le mutande appena abbassati, in piedi ma piegato in avanti, mentre uno stantuffo lungo e grosso mi scorre tra le chiappe cozzando contro la prima curva dell’intestino. Una punta di dolore che mi fa implorare tra i guaiti bestiali.
Perfetto, adesso mi è anche venuto il cazzo duro.
Comunque qui non c’è niente che possa fare al caso mio. Niente candele, niente ortaggi, nessun flacone un po’ rastremato. Il manico della scopa forse, i pennarelli della lavagna, in fondo al frigo c’è una bottiglia di ketchup…
Nascostamente dai colleghi prendo dal cassetto della scrivania il vecchio Nokia da cantiere e ripesco dal cestino il sacchetto da freezer dove avevo messo la mela: infilarmi il telefono insacchettato è questione di un attimo. Esco dal bagno: ho spento la suoneria ma non la vibrazione, ho una coda di plastica azzurra dentro le mutande, altre due ore prima di andare a casa e un vecchio telefonino aziendale nel culo.
Raggiungo la scrivania a piccoli passi fingendo di essere pensieroso, poi mi siedo su uno spigolo della sedia per codardia: dove potrebbe finire questa supposta da quindici centimetri? Guadagno il centro della seduta un po’ alla volta fino ad averlo tutto piantato, fino in gola.
I colleghi e le colleghe sono presi dalle loro questioni e non fanno caso a me. Non posso certo smenare il sedere rimanendo seduto, come se avessi le piattole, allora mi alzo, faccio due passi poi mi risiedo, di peso. Oddio!!!
Vediamo se ha copertura… facciamo uno squillo! Due squilli, tre, quattro, finché non cade la linea. Poi di nuovo.
E' già tempo di andare a casa: mezz'oretta di auto in compagnia del Nokia.
Non ricordo com'è successo ma mi risveglio in ambulanza con la testa che scoppia. Seduta al mio fianco c’è zia Ornella che mi tranquillizza: ho avuto un incidente e ho battuto la testa: mi stanno portando al pronto soccorso per farmi le lastre, ma non sembra nulla di grave.
Ho la flebo attaccata al braccio, la cintura e i pantaloni slacciati come anche la camicia. Sento la presenza ingombrante del telefono che mi sembra non si sia spostato, per fortuna direi.
Il forte desiderio di oggi pomeriggio si è dissolto, ma il telefono è ancora lì. Mi sento come quando aspetto che il montone di turno riesca finalmente a venirmi dentro ed io hai già eiaculato da un po': una gran puttana sono!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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